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Alzheimer, dalla socialità alle evidenze scientifiche

By 04/09/2026No Comments

La malattia di Alzheimer inizia molto prima della comparsa dei primi sintomi evidenti. La ricerca ha infatti mostrato l’esistenza di una lunga fase biologica silente, che può precedere anche di molti anni le prime manifestazioni cliniche della malattia. È proprio questa ampia finestra temporale ad aprire nuove prospettive di intervento, nelle quali, accanto alla ricerca farmacologica, assumono sempre maggiore importanza la socialità, la stimolazione cognitiva e il mantenimento delle relazioni.

È uno dei temi al centro dell’intervista a Laura Calzà, Direttore Scientifico di Fondazione IRET, pubblicata il 1° settembre da la Repubblica in occasione del 5° Forum Nazionale dei Caffè Alzheimer, in programma il 3 e 4 settembre a Cesenatico.

«Che l’interazione con il paziente sia una chiave per una migliore assistenza è ormai un dato di fatto. Quello che dobbiamo fare ora è aggiungere prove di efficacia che non siano basate soltanto sull’opinione di chi si prende cura delle persone con demenza, ma siano ottenute secondo le metodologie della ricerca scientifica».

Al centro dell’approfondimento, il ruolo dei Caffè Alzheimer: luoghi nei quali persone con declino cognitivo, familiari e caregiver possono incontrarsi, svolgere attività e mantenere vive relazioni e stimoli. Esperienze nate sul territorio che oggi si confrontano con una nuova sfida: misurarne scientificamente l’efficacia.

In questa direzione si inserisce il lavoro promosso da Fondazione Maratona Alzheimer attraverso la rete del Caffè Alzheimer Diffuso e lo studio osservazionale PROCAD, che punta a raccogliere dati sistematici sull’efficacia di queste esperienze e a costruire una base scientifica utile a sostenerne, in prospettiva, il possibile inserimento nelle Linee guida sulle demenze dell’Istituto Superiore di Sanità.

Temi al centro anche del 5° Forum Nazionale dei Caffè Alzheimer, dal titolo “Arte e cura: nuovi modelli assistenziali e linguaggi espressivi”, organizzato da Fondazione Maratona Alzheimer e Associazione Italiana di Psicogeriatria insieme a Fondazione IRET e Tecnopolo di Bologna-Ozzano, con la collaborazione di Fondazione Poliambulanza di Brescia.

Un confronto tra ricerca scientifica, assistenza, cultura e comunità che guarda a un obiettivo comune: trasformare esperienze e buone pratiche in interventi sempre più fondati su evidenze scientifiche e capaci di migliorare concretamente la qualità della vita delle persone con demenza e di chi se ne prende cura.

🗞️ Leggi l’intervista completa su la Repubblica.